Agriturismo parrina

Storia

Tenuta la Parrina è una delle aziende agricole più antiche e affascinanti della Maremma Toscana, circondata da vigneti uliveti e frutteti, incorniciata in un territorio di rara bellezza: il Monte Argentario con i tomboli naturali di Giannella e Feniglia, separati dall’oasi della laguna di Orbetello. Dalla terra alle lagune, uno sguardo al mare e poi di nuovo alla terra.
Le coltivazioni comprendono un territorio di circa 200 ettari dei quali 60 sono destinati ai vigneti, 40 alla produzione frutticola, 20 a quella orticola, 22 agli uliveti e i restanti sono divisi tra terreno seminativo e coltivazione vivaistica.
Percorrendo il lungo viale di Eucalipti si giunge al cuore dell’azienda, una piazzetta protetta da maestosi Platani e circondata dagli edifici che oggi ospitano l’agriturismo, il ristorante, gli uffici aziendali e la piccola chiesetta ottocentesca. All’interno degli oltre cinquecento ettari aziendali si trovano la moderna cantina, il caseificio, il vivaio, tredici casali toscani e la riserva faunistica. Una realtà complessa e suggestiva, dall’elegante riserbo. Nata nel 1830 per volere del banchiere fiorentino Michele Giuntini, Tenuta La Parrina è guidata con profonda passione e dedizione dalla Dottoressa Marchesa Franca Spinola la quale dal 1979 promuove il rispetto per la biodiversità, la tutela e la valorizzazione di questo splendido territorio.

Oggi è unica superstite fra le aziende agricole della Maremma grossetana che cominciarono il processo di trasformazione agraria agli inizi del secolo scorso, colmando il divario che separava quest’area da altri territori toscani.
I Giuntini furono tra i primi proprietari disposti a forti investimenti e costituirono una novità per le scelte di conduzione aziendale. A distanza di quasi mezzo secolo dal tentativo pionieristico del 1855 dei fratelli Bettino e Vincenzo Ricasoli, la gestione aziendale dei Giuntini ebbe un seguito duraturo nel tempo e rappresentò una scelta di indirizzo seguita poi in tutta la Maremma. La "gran cultura", ancorché meccanizzata, si mostrò impraticabile e tutte le aziende del tempo ripiegarono, seguendo l’esempio della Tenuta, all'appoderamento e la mezzadria.
Vari elementi favorevoli concorsero all'impulso che ricevette l'economia agricola: il bilancio del Ministero passò, fra il 1900 ed il 1907, da tredici a ventisette milioni, si diffuse l'uso delle macchine e dei prodotti anti-filosserici (utilizzati per la prima volta in Maremma nel 1893), migliorarono le condizioni sanitarie (diffusione del chinino) e calò la mortalità malarica.
Il Cavalier Giovanni Benucci è il tecnico fiorentino che diresse l’Azienda fin dal 1905. Quando la proprietà decise la modernizzazione nella Tenuta era in atto un modesto esperimento di mezzadria limitato alla superficie di 60 ha: la coltivazione cerealicola non avveniva con metodi diversi dalla "gran cultura" condotta direttamente con gli avventizi e il resto del terreno coltivabile (in tutto 1740 ha, di cui trecento in collina) era condotto a grano e avena, con l'avvicendamento tradizionale del riposo con prati naturali e a pascolo con bestiame brado. La trasformazione della Tenuta cominciò nel 1905 e già nel 1912 erano stati ricavati diciotto poderi a mezzadria. Il programma previde la bonifica agraria di 700 ha di incolto e la bonifica idraulica nel 1925, con la quale la Tenuta si dotò di una rete di 153 km di fossi e collettori assieme a 151 km di strade interne. Infine, avvenne una prima organizzazione poderale di quindici mezzadrie, con altrettante case coloniche, la cui costruzione fu preceduta da quella delle fabbriche padronali, dell'amministrazione e dei "quartieri" per gli operai. Delle une e delle altre si conserva nell’archivio dell’Azienda un'interessante documentazione fotografica.
Nel 1926 la Tenuta raggiunse una popolazione di 460 addetti: sempre nello stesso anno fu aperta una "vaccheria" che inviava il latte ad Orbetello, mentre i terreni non ancora trasformati in colonie furono destinati a colture frumentarie.
Queste brevi considerazioni si limitano ai primi anni della trasformazione agraria, anni di grandi innovazioni e di enormi difficoltà, poiché la Tenuta non dispose dei benefici statali alle Aziende Agricole, estesi alla Maremma solo nel 1911, né dispose successivamente del supporto del Consorzio della Bonifica grossetana. Se dopo cento cinquanta anni, la Tenuta è unica superstite tra coloro che avviarono il movimento di trasformazione agraria in Maremma, c'è probabilmente proprio la scelta di dar vita ad unità poderali consistenti come aziende autonome.

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